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Il silenzio
Un uomo si recò da un monaco di clausura.
Gli chiese: "Che cosa impari mai dalla tua
vita di silenzio?".
Il monaco stava attingendo acqua da un pozzo
e disse al suo visitatore:
"Guarda giù nel pozzo! Che cosa vedi?".
L'uomo guardò nel pozzo. "Non vedo niente".
Dopo un po' di tempo, in cui rimase
perfettamente immobile, il monaco disse al
visitatore: "Guarda ora! Che cosa vedi nel
pozzo?".
L'uomo ubbidì e rispose: "Ora vedo me
stesso: mi specchio nell'acqua".
Il monaco disse: "Vedi, quando io immergo il
secchio, l'acqua è agitata.
Ora invece l'acqua è tranquilla.
E questa l'esperienza del silenzio: l'uomo
vede se stesso!".
"Quando non ce la faccio più, vado a sedermi
vicino a mia nonna mentre lavora a maglia...
Mia nonna profuma di cipria e ha un respiro
lento lento. Di tanto in tanto alza gli
occhi e sorride un poco, di solito però si
limita a lavorare e respirare... Beh, mi fa
sentire cullata...". ( Amelia, 14 anni )
Oggi scegliti un angolo tranquillo e
lasciati cullare dal silenzio.
tratto da: Bruno Ferrero

L'Aquilone
Autore: Bruno Ferrero - Libro: Ma Noi
Abbiamo le Ali
Una tersa e ventilata mattina di marzo, un
bambino, aiutato dal nonno, fece innalzare
nel cielo un magnifico aquilone.
Portato dal vento, l'aquilone saliva e
saliva sempre più in alto. finché divenne
solo più un puntolino.
Il filo si srotolava e seguiva l'aquilone
verso l'alto, ma il nonno aveva legato
saldamente una estremità del filo al polso
del bambino.
Lassù, nell'azzurro, l'aquilone dondolava
tranquillo e sicuro, seguendo le correnti.
Due grassi piccioni chiacchieroni, che
volavano pigramente, si affiancarono
all'aquilone e cominciarono a fare commenti
sui suoi colori.
"Sei vestito proprio in ghingheri, amico",
disse uno.
"Dai, vieni con noi. Facciamo una gara di
resistenza" disse l'altro.
"Non posso", disse l'aquilone.
"Perché?".
"Sono legato al mio padroncino, laggiù sulla
terra".
I due piccioni guardarono in giù.
"Io non vedo nessuno", disse uno.
"Neppure io lo vedo", rispose "'aquilone, ma
sono sicuro che c'è perché ogni tanto sento
uno strattone al filo".
Sii felice se ogni tanto Dio dà uno
strattone al tuo filo.
Non lo vedi, ma è legato a te. E non ti
lascerà perdere.

Per anni e anni Ghior girò il mondo alla
ricerca di qualche risposta ai suoi
affannosi "perché?". Da piccolo aveva perso
la mamma e il papà e aveva dovuto
arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta
di privazioni. La vita, tra imprevisti,
delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli
aveva mai sorriso veramente.
Ora, stanco e arrabbiato, stava per
abbandonarsi definitivamente allo sconforto,
ma, prima di mollare la presa, decise di
fare un ultimo viaggio per il mondo e,
preparata alla buona una sacca con cibo e
vestiti, s'incamminò alla ricerca di
risposte.
Dopo molto tempo, una notte molto fredda,
arrivò in un piccolo villaggio, poche tende
di pastori, qualche fuoco e molte stelle.
Entrò in una delle tende e vicino al fuoco
vide addormentata una vecchia donna. Stava
quasi per svegliarla e chiederle ospitalità,
quando una mano gli sfiorò la spalla.
Girandosi di scatto, si trovò davanti un
giovane: era un guerriero che sottovoce, ma
con tono imperioso, gli disse: "Per la notte
copriti con questa!", e gli porse una
coperta morbidissima, di lana pettinata,
ricamata con colori accesi: nemmeno il tempo
di ringraziare, ed era già sparito.
La luce tenue dell'alba svegliò Ghior, che
ancora sotto la sua coperta, si sentì
invadere come una piena dal peso dei suoi
perché e dei suoi dubbi antichi. La vecchia
donna rientrando nella tenda con una brocca
fumante di latte di capra e qualche focaccia
gli disse: "Figliolo, smetti di tormentarti
per nulla".
"Ma la mia sofferenza e le mie disgrazie
sono nulla?" rispose Ghior stupito e
rattristato.
"Figliolo - riprese la donna - smetti di
tormentarti. Ciò che ti ha tenuto caldo
durante la notte è proprio la risposta che
cerchi".
Ghior non capiva. Cos'era questa cosa che lo
aveva tenuto caldo per tutta la notte...ed
era anche la risposta ai suoi perché?
Sfiorando il bordo della coperta, la
morbidissima sensazione della lana si
trasformò in una illuminazione: "La coperta,
la coperta mi ha tenuto caldo, la coperta!
Ma...come può essere la risposta ai perché
complicati della mia vita?".
Appoggiato il latte e le focacce per terra,
la vecchia donna si chinò fino a sedersi al
giaciglio di Ghior.
"Guarda figliolo - disse mostrandogli un
lato della coperta - cosa vedi?"
"Dei colori bellissimi, e disegni ancor più
belli ricamati con perfezione mai vista".
"Ora guarda l'altro lato: cosa vedi?".
"Vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del
ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi
curati ma sempre nodi, e tagli di filo e
colori, intrecci imprevisti, senza senso,
disegni incomprensibili e brutti da vedere".
"Ecco figliolo, la vita, la tua vita è
esattamente così: tu sei sotto il ricamo
della vita, puoi vedere questa coperta solo
da sotto; è la condizione umana. Nel
frattempo, per te, su di te e dentro di te
si ricamano dall'altro lato disegni e
sfumature straordinarie e di una bellezza
sconvolgente, e per questo ricamo a volte si
rende necessario tagliare, fare nodi,
correggere. Da qua sotto è ovvio che SENZA
UN PO' DI FEDE e fantasia vedi solo tagli,
nodi e confusione, ma guarda un po' cosa sta
realizzando Dio su di te...un disegno
bellissimo!"

Va a Giocare con Tuo Fratello
Autore: Anonimo
Strano, ma vero. Vannino, un bambino di
quattro anni, quella mattina si alzò dal
letto proprio deciso a fare alla mamma un
bel regalo. Oggi è la sua festa.
"Mamma – le promette appena la vede - oggi
ci penso io a mettere in ordine la mia
stanza." E la prega di lasciarlo solo almeno
per due ore.
Si chiude nella sua camera per la grande
operazione-regalo. Ce la mette proprio
tutta. Passate le due ore, la mamma bussa
alla porta, lo chiama e si fa aprire.
Il sorriso di compiacenza della mamma si
intreccia con lo sguardo rammaricato del
figlio.
Com’era prevedibile, il disordine nella
stanza del piccolo regnava più sovrano di
prima. Vannino è cosciente di non essere
riuscito a portare a termine l'impresa e
chiede alla mamma altre due ore di tempo.
A questo punto la mamma lo prende in
braccio, gli fa capire che il regalo è già
completo e gradito, ma "è ancor migliore se
tu lasci la tua stanza e vai a giocare con
tuo fratello".
"Ma…l'ordine nella mia camera?"
"Preferisco che tu vada a giocare con tuo
fratello che ti aspetta; alla tua stanza ci
penso io".
Verso mezzogiorno i piccoli tornano dal
gioco. Prima di mettersi a tavola a
consumare il pranzetto che la mamma ha
preparato, vanno in camera a deporre
berretto e cappotto.
Vannino s'accorge che è vero quello che gli
diceva la mamma: "Tu pensa a stare con tuo
fratello; impegnati a giocare con lui e io
penserò a te, a farti trovare il regalo di
una stanza ordinata."
Ogni volta che penso e mi preoccupo della
mia perfezione, capisco che perdo tempo e
sono inconcludente.
Dio preferisce che io stia a "giocare" con
mio fratello; vuole che prima di tutto il
mio rapporto con il mio prossimo sia sereno.
Ci pensa lui a ordinare e arricchire la mia
anima.
Amare il prossimo permette a Dio di curarsi
personalmente di te e della tua santità.

C'Era un Bimbo
A tutti voi desidero raccontare una storia.
La storia di un bambino al quale dissero un
giorno, per farne un uomo:
"Da questo momento sappi che il vento non
porta piu' i tuoi pensieri, le stelle non
ascoltano più i tuoi desideri, le bacchette
magiche e le lampade stregate sono truffe da
mercatino e i colori sono solo riflessi
della luce.
Cammina sulla tua strada senza cantare, che
il fiato ti occorrerà per scalare le
montagne; non ascoltare il tuo cuore, perchè
distratto e affaticato può perdere la via;
quando guardi l'alba non sperare che il sole
sorga per te perchè è solo un astro che
obbedisce alle leggi della natura".
Quel bambino ascoltò fino in fondo, poi,
come Peter Pan fece un balzo e volò via.
Nessuno sa più dove trovarlo, ma a me è
parso di riconoscerlo negli occhi di tanti
Adulti quando, per un attimo, si concedono
il volo e vanno a rincontrare il loro
piccolo segreto...

Il Legno Inutile
Autore: Bruno Ferrero - Libro: A volte basta
un Raggio di Sole
In un angolo sperduto del mondo, nel folto
di una foresta fittissima, c'era una
scaletta. Era una semplice scala a pioli, di
vecchio legno stagionato e usurato.
Era circondata da abeti, lanci, betulle.
Alberi stupendi. Là in mezzo sembrava
davvero una cosa meschina.
I boscaioli che lavoravano nella foresta, un
giorno, arrivarono fin là. Guardarono la
scala con commiserazione: "Ma che robaccia
è?" esclamò uno.
"Non è buona neanche da bruciare" disse un
altro.
Uno di loro impugnò l'ascia e l'abbatté con
due colpi ben assestati. Venne giù in un
attimo. Era davvero una cosa da niente. I
boscaioli si allontanarono ridacchiando.
Ma quella era la scala su cui ogni sera si
arrampicava l'omino che accendeva le stelle.
Da quella notte il cielo sulla foresta
rimase senza stelle.
C'è una scala anche dentro di te. Paragonata
alle tante cose che ti vengono offerte ogni
giorno é un niente. Ma è la scala che serve
per salire ad accendere le stelle nel tuo
cielo.
Si chiama preghiera.

I due Fazzoletti
Autore: Bruno Ferrero - Libro: Quaranta
Storie nel Deserto
Alla scuola materna, un bambino portava
sempre due fazzoletti. La maestra gli chiese
perché: "Uno è per soffiarmi il naso;
l'altro per asciugare gli occhi di quelli
che piangono".
Tu, li porti due fazzoletti?

L'Albero Generoso
Autore: Bruno Ferrero - Libro: Il Canto del
Grillo
C'era una volta un albero che amava un
bambino. Il bambino veniva a visitarlo tutti
i giorni.
Raccoglieva le sue foglie con le quali
intrecciava delle corone per giocare al re
della foresta. Si arrampicava sul suo tronco
e dondolava attaccato al suoi rami. Mangiava
i suoi frutti e poi, insieme, giocavano a
nascondino.
Quando era stanco, il bambino si
addormentava all'ombra dell'albero, mentre
le fronde gli cantavano la ninna nanna.
Il bambino amava l'albero con tutto il suo
piccolo cuore.
E l'albero era felice.
Ma il tempo passò e il bambino crebbe.
Ora che il bambino era grande, l'albero
rimaneva spesso solo.
Un giorno il bambino venne a vedere l'albero
e l'albero gli disse:
"Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul
mio tronco e fai l'altalena con i miei rami,
mangia i miei frutti, gioca alla mia ombra e
sii felice".
"Sono troppo grande ormai per arrampicarmi
sugli alberi e per giocare", disse il
bambino. "Io voglio comprarmi delle cose e
divertirmi. Voglio dei soldi. Puoi darmi dei
soldi?".
"Mi dispiace", rispose l'albero "ma io non
ho dei soldi. Ho solo foglie e frutti.
Prendi i miei frutti, bambino mio, e va' a
venderli in città. Così avrai dei soldi e
sarai felice".
Allora il bambino si arrampicò sull'albero,
raccolse tutti i frutti e li porto via.
E l'albero fu felice.
Ma il bambino rimase molto tempo senza
ritornare... E l'albero divenne triste.
Poi un giorno il bambino tornò; l'albero
tremò di gioia e disse:
"Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul
mio tronco e fai l'altalena con i miei rami
e sii felice".
"Ho troppo da fare e non ho tempo di
arrampicarmi sugli alberi", rispose il
bambino. "Voglio una casa che mi ripari",
continuò. "Voglio una moglie e voglio dei
bambini, ho dunque bisogno di una casa. Puoi
danni una casa?".
"Io non ho una casa", disse l'albero. "La
mia casa è il bosco, ma tu puoi tagliare i
miei rami e costruirti una casa. Allora
sarai felice".
Il bambino tagliò tutti i rami e li portò
via per costruirsi una casa. E l'albero fu
felice.
Per molto tempo il bambino non venne. Quando
ritornò, l'albero era così felice che
riusciva a malapena a parlare.
"Avvicinati, bambino mio", mormorò "vieni a
giocare".
"Sono troppo vecchio e troppo triste per
giocare", disse il bambino. "Voglio una
barca per fuggire lontano di qui. Tu puoi
darmi una barca?".
"Taglia il mio tronco e fatti una barca",
disse l'albero. "Così potrai andartene ed
essere felice".
Allora il bambino tagliò il tronco e si fece
una barca per fuggire. E l'albero fu
felice... ma non del tutto.
Molto molto tempo dopo, il bambino tornò
ancora.
"Mi dispiace, bambino mio", disse l'albero
"ma non resta più niente da donarti... Non
ho più frutti".
"I miei denti sono troppo deboli per dei
frutti", disse il bambino.
"Non ho più rami", continuò l'albero "non
puoi più dondolarti".
"Sono troppo vecchio per dondolarmi ai
rami", disse il bambino.
"Non ho più il tronco", disse l'albero. "Non
puoi più arrampicarti".
"Sono troppo stanco per arrampicarmi", disse
il bambino.
"Sono desolato", sospirò l'albero. "Vorrei
tanto donarti qualcosa... ma non ho più
niente. Sono solo un vecchio ceppo. Mi
rincresce tanto...".
"Non ho più bisogno di molto, ormai", disse
il bambino. "Solo un posticino tranquillo
per sedermi e riposarmi. Mi sento molto
stanco".
"Ebbene", disse l'albero, raddrizzandosi
quanto poteva "ebbene, un vecchio ceppo è
quel che ci vuole per sedersi e riposarsi.
Avvicinati, bambino mio, siediti. Siediti e
riposati".
Così fece il bambino.
E l'albero fu felice.
(Shel Silverstein)
Questa sera siediti in un angolo tranquillo
e aiuta il tuo cuore a ringraziare tutti gli
"alberi" della tua vita.
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