Piccole storie per l'anima

 

Piccole storie per l'anima
                             

 
Autore: Bruno Ferrero - Libro: Ma Noi Abbiamo le Ali Casa Editrice: ElleDiCi



Sulla riva del ruscello, un moscerino minuscolo si era addormentato. Ma dal profondo della foresta arrivò un ruggito sordo e possente. Il povero moscerino sì spaventò terribilmente. Un grande, grosso, grasso leone alla ricerca della cena, ruggiva a pieni polmoni. Il moscerino gridò indignato: "Ehilà! La volete smettere? Cos'è tutto sto trambusto? Non potete lasciar dormire in pace la brava gente? Che diritto avete di stare qui?".
Il leone sbuffò: "Che diritto? Il mio diritto! Io sono il re della foresta. Faccio quello che mi piace, dico quello che mi piace, mangio chi mi piace, vado dove mi piace, perché io sono il re della foresta!".
"Chi ha detto che voi siete il re?" domandò tranquillamente il moscerino.
"Chi l'ha detto?..." ruggì il leone. "Io lo dico, perché io sono il più forte e tutti hanno paura di me".
"Ma io, tanto per fare un esempio, non ho paura di voi, quindi voi non siete re".
"Non sono re? Ripetilo se hai coraggio!".
"Certo, lo ripeto. E non sarete re se non vi battete contro di me e non vincete".
"Battermi con te?" sbuffò il leone calmandosi un po'.
"Chi ha mai sentito niente di simile? Un leone contro un moscerino? Piccolo atomo insignificante, con un soffio ti mando in capo al mondo".
Ma non mandò niente da nessuna parte. Ebbe un bel soffiare e sforzarsi con tutta la forza dei polmoni. Tutto quel che ottenne fu un moscerino che faceva l'altalena sullo stelo d'erba e gridava: "Sono più forte di voi! Sono io il re!".
Allora il leone perse definitivamente il senso delle proporzioni e si buttò avanti a fauci spalancate per inghiottire il moscerino, ma inghìotti solo una zolla d'erba. E l'astuto insettino dov'era?
Proprio in una narice del leone e là cominciò a solleticarlo e punzecchiarlo.
Il leone sbatteva la testa contro gli alberi, si graffiava con i suoi unghioni, strepitava, ruggiva... "Oh! Il mio naso! Il mio povero naso! Pietà! Esci di lì! Sei tu il re della foresta, sei tutto quello che vuoi... Ma esci dal mio naso!" piagnucolò infine il leone.
Allora il moscerino volò fuori dalla narice del leone, che mortificato e umiliato sparì nel profondo della foresta.
Il moscerino cominciò a danzare di gioia: "Sono il re, re, re, re! Ho battuto un leone! L'ho fatto scappare! Sono il più forte e il più furbo, io!".
A forza di saltellare, esultando, qua e là, il moscerino non si accorse di essersi avvoltolato in qualche cosa di fine, e di leggero e di forte... dei lunghi fili bianchi, quasi invisibili tra i fili d'erba e che si attorcigliavano intorno al corpo dell'insetto, legando le sue zampe e le sue ali. Il ragno arrivò sulle sue otto zampe, borbottando: "Che bello stuzzichino per la cena...".

Grossi o piccoli, i superbi sono sempre stupidi.



Strategia dell'Asino
Autore: Bruno Ferrero - Libro: Ma Noi Abbiamo le Ali

C'erano una volta un uomo anziano e un vecchio asino.
Un giorno, l'asino cadde in un pozzo ormai esaurito, ma profondo. Il povero animale ragliò tutto il giorno e l'uomo cercò di pensare a come tirarlo fuori dal pozzo. Alla fine, però, pensò che l'asino era molto vecchio, debole, senza contare che da tempo aveva deciso di riempire di terra il pozzo che era ormai prosciugato.
Decise di seppellire là il vecchio asino. Chiese a diversi vicini di aiutarlo; tutti presero una pala e cominciarono a gettare terra nel pozzo. L'asino si mise a ragliare con tutta la forza che aveva. Dopo un po', però, tra lo stupore generale, dal pozzo non venne più alcun suono.
Il padrone dell'asino guardò nel pozzo, credendo che l'asino fosse morto, ma vide uno spettacolo incredibile: tutte le volte in cui veniva gettata una palata di terra nel pozzo, l'asino la schiacciava con gli zoccoli. Il suo padrone e i vicini continuarono a gettare terra nel pozzo e l'asino continuò a schiacciarla, formando un mucchio sempre più alto, finché riuscì a saltare fuori.

Una scimmia da un albero gettò una noce di cocco in testa ad un saggio. L'uomo la raccolse, ne bevve il latte, mangiò la polpa, e con il guscio si fece una ciotola
La vita non smetterà mai di gettarci addosso palate di terra o noci di cocco, ma noi riuscíremo a uscire dal pozzo, se ogni volta reagiremo. Ogni problema ci offre l'opportunità di compiere un passo avanti. Ogni problema ha una soluzione, se non ci diamo per vinti...


I testi e i commenti sono di proprietà della casa editrice ElleDiCi.



Una Scelta di Classe
Autore: Bruno Ferrero - Libro: Ma Noi Abbiamo le Ali


"Se non me lo lasci fare non potrò andare a scuola! Mi vergognerei troppo... È terribiÌmente importante, mamma!". Elena scoppiò a piangere. Era la sua arma più efficace.
"Uffa, fa' come vuoi..." brontolò la madre, sbattendo il cucchiaino nel lavello. "Sembrerai un mostro. Peggio per te".
In altre 23 famiglie stava avvenendo una scenetta più o meno simile. Erano i ragazzi della Seconda B della Scuola Media "Carlo Alberto di Savoia". Per quel giorno avevano preso una decisione importante. Ma gli allievi della Seconda B erano 25. In effetti, solo nella venticinquesima famiglia, le cose stavano andando in un modo diverso, Elisabetta era un concentrato di apprensione, la mamma e il papà cercavano di incoraggiarla.
Era la quindicesima volta che la ragazzina correva a guardarsi allo specchio.
"Mi prenderanno in giro, lo so. Pensa a Marisa che non mi sopporta o a Paolo che mi chiama 'canna da pesca'... Non aspetteranno altro". Grossi lacrimoni salati ricominciarono a scorrere sulle guance della ragazzina. Cercò di sistemarsi il cappellino sportivo che le stava un po' largo.
Il papà la guardò con la sua aria tranquilla: "Coraggio Elisabetta. Ti ricresceranno presto. Stai reagendo molto bene alla cura e fra qualche mese starai benissimo".
"Sì, ma guarda!". Elisabetta indicò con aria affranta la sua testa che si rifletteva nello specchio, lucida e rosea.
La cura contro la leucemia che l'aveva colpita due mesi prima le aveva fatto cadere tutti i capelli.
La mamma la abbracciò: "Forza Elisabetta. Si abitueranno presto, vedrai...".
Elisabetta tirò su con il naso, si infilò il cappellino, prese lo zainetto e si avviò. Davanti alla porta della Seconda B, il cuore le martellava forte. Chiuse gli occhi ed entrò. Quando riaprì gli occhi per cercare il suo banco, vide qualcosa di strano. Tutti, ma proprio tutti, i suoi compagni avevano un cappellino in testa, si voltarono verso
di lei e sorridendo si tolsero il cappello esclamando: "Bentornata Elisabetta!".
Erano tutti rasati a zero, anche Marisa cosi fiera dei suoi riccioli, anche Paolo, anche Elena e Giangi e Francesca... tutti. Si alzarono e abbracciarono Elisabetta che non sapeva se piangere o ridere e mormorava soltanto: "Grazie...".
Dalla cattedra, sorrideva anche il professor Donati, che non si era rasato i capelli, perché era pelato di suo e aveva la testa come una palla da biliardo.

La con-passione è amare con il cuore di Dio.

 I testi e i commenti sono di proprietà della casa editrice ElleDiCi.







Il Rosario
Autore: Anonimo

Il Rosario, preghiera monotona?

Ho sentito dire che il Rosario è una preghiera monotona. Ascolta, a questo proposito, ciò che racconta un parroco. Una ragazza si presentò a lui dopo la predica e gli disse: "Voi non fate che ripetere le stesse parole nel Rosario, e chi ripete sempre le stesse parole è noioso e forse non vero. Non crederei mai ad una simile persona."
Il parroco le chiese chi fosse il giovane che l'accompagnava. La ragazza rispose che era il suo fidanzato.
"Ti vuol bene?".
"Certamente!", rispose lei
"E come lo sai?"
"Me lo ha detto."
"Che cosa ti ha detto?"
"Io ti amo."
"Quando te lo ha detto?", continuò il parroco.
"Me lo ha ripetuto un'ora fa."
"Te lo aveva detto anche prima?"
"Sì, ieri sera."
"Che cosa ti disse?"
"Io ti amo."
"E altre volte?"
"Tutte le sere."
"Non gli credere. Non è sincero. Non fa che ripetersi."

 



 


Il Ricamo della Vita
Autore: Anonimo


Per anni e anni Ghior girò il mondo alla ricerca di qualche risposta ai suoi affannosi "perché?". Da piccolo aveva perso la mamma e il papà e aveva dovuto arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta di privazioni. La vita, tra imprevisti, delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli aveva mai sorriso veramente.
Ora, stanco e arrabbiato, stava per abbandonarsi definitivamente allo sconforto, ma, prima di mollare la presa, decise di fare un ultimo viaggio per il mondo e, preparata alla buona una sacca con cibo e vestiti, s'incamminò alla ricerca di risposte.
Dopo molto tempo, una notte molto fredda, arrivò in un piccolo villaggio, poche tende di pastori, qualche fuoco e molte stelle. Entrò in una delle tende e vicino al fuoco vide addormentata una vecchia donna. Stava quasi per svegliarla e chiederle ospitalità, quando una mano gli sfiorò la spalla. Girandosi di scatto, si trovò davanti un giovane: era un guerriero che sottovoce, ma con tono imperioso, gli disse: "Per la notte copriti con questa!", e gli porse una coperta morbidissima, di lana pettinata, ricamata con colori accesi: nemmeno il tempo di ringraziare, ed era già sparito.
La luce tenue dell'alba svegliò Ghior, che ancora sotto la sua coperta, si sentì invadere come una piena dal peso dei suoi perché e dei suoi dubbi antichi. La vecchia donna rientrando nella tenda con una brocca fumante di latte di capra e qualche focaccia gli disse: "Figliolo, smetti di tormentarti per nulla".
"Ma la mia sofferenza e le mie disgrazie sono nulla?" rispose Ghior stupito e rattristato.
"Figliolo - riprese la donna - smetti di tormentarti. Ciò che ti ha tenuto caldo durante la notte è proprio la risposta che cerchi".
Ghior non capiva. Cos'era questa cosa che lo aveva tenuto caldo per tutta la notte...ed era anche la risposta ai suoi perché?
Sfiorando il bordo della coperta, la morbidissima sensazione della lana si trasformò in una illuminazione: "La coperta, la coperta mi ha tenuto caldo, la coperta! Ma...come può essere la risposta ai perché complicati della mia vita?".
Appoggiato il latte e le focacce per terra, la vecchia donna si chinò fino a sedersi al giaciglio di Ghior.
"Guarda figliolo - disse mostrandogli un lato della coperta - cosa vedi?"
"Dei colori bellissimi, e disegni ancor più belli ricamati con perfezione mai vista".
"Ora guarda l'altro lato: cosa vedi?".
"Vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi curati ma sempre nodi, e tagli di filo e colori, intrecci imprevisti, senza senso, disegni incomprensibili e brutti da vedere".
"Ecco figliolo, la vita, la tua vita è esattamente così: tu sei sotto il ricamo della vita, puoi vedere questa coperta solo da sotto; è la condizione umana. Nel frattempo, per te, su di te e dentro di te si ricamano dall'altro lato disegni e sfumature straordinarie e di una bellezza sconvolgente, e per questo ricamo a volte si rende necessario tagliare, fare nodi, correggere. Da qua sotto è ovvio che SENZA UN PO' DI FEDE e fantasia vedi solo tagli, nodi e confusione, ma guarda un po' cosa sta realizzando Dio su di te...un disegno bellissimo!"




 

Quello che va in giro, torna!
Autore: Anonimo


Si chiamava Fleming ed era un povero contadino scozzese.
Un giorno, mentre stava lavorando, sentì un grido d'aiuto venire da una palude vicina.
Immediatamente, lasciò i propri attrezzi e corse alla palude. Lì, bloccato fino alla cintola nella melma nerastra, c'era un ragazzino terrorizzato che urlava e cercava di liberarsi.
Il fattore Fleming salvò il ragazzo da quella che avrebbe potuto essere una morte lenta e orribile.
Il giorno dopo una bella carrozza attraversò i miseri campi dello scozzese; ne scese un gentiluomo elegantemente vestito che si presentò come il padre del ragazzo che Fleming aveva salvato: "Vorrei ripagarvi - gli disse il gentiluomo - avete salvato la vita di mio figlio".
"Non posso accettare un pagamento per quello che ho fatto" replicò il contadino scozzese rifiutando l'offerta.
In quel momento il figlio del contadino si affacciò alla porta della loro casupola.
"E' vostro figlio?" chiese il gentiluomo.
"Si" rispose il padre orgoglioso.
"Vi propongo un patto: lasciate che provveda a dargli lo stesso livello di educazione che avrà mio figlio. Se il ragazzo somiglia al padre, non c'é dubbio che diventerà un uomo di cui entrambi saremo orgogliosi".
E così accadde. Il figlio del fattore Fleming frequentò le migliori scuole dell'epoca, si laureò presso la scuola medica dell'ospedale St.Mary di Londra e diventò celebre nel mondo come sir Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina.
Anni dopo, lo stesso figlio del gentiluomo che era stato salvato dalla palude si ammalò di polmonite. Questa volta fu la penicillina a salvare la sua vita. Il nome del gentiluomo era lord Randolph Churchill e quello di suo figlio sir Winston Churchill.
Qualcuno una volta ha detto: quello che va in giro torna.

Lavorate come se non aveste bisogno di danaro, amate come se non foste mai stati feriti, danzate come se nessuno stesse a guardare, cantate come se nessuno stesse a sentire, vivete come se in terra ci fosse il paradiso.


 
Il pesciolino torturato (M. Gramellini - “La Stampa”)

Ricevuta via mail



Da quando ho letto la denuncia di una lettrice su «Specchio dei tempi», non riesco a togliermi dalla testa la scena di quei baldi ventenni che, in spiaggia a Varigotti, hanno torturato un pesciolino vivo, strizzandolo di mano in mano, sbattendogli la coda sugli scogli e infine usandolo come palla da tennis per i loro racchettoni. Non mi sorprende il sadismo. E nemmeno la faccia tosta con cui hanno replicato alle rimostranze della lettrice: «Ci stiamo divertendo». Ciò che fatico a mandare giù è l’atrofia delle emozioni che impedisce ormai a troppe persone di mettersi nei panni di un altro, di chiunque altro, persino di un altro particolarmente piccolo e inerme come un pesciolino. Chiedersi che cosa prova l’innamorato che stiamo ingannando, il bambino che stiamo trascurando, il sottoposto che stiamo umiliando, l’animale, la foglia o la pietra su cui stiamo infierendo.
Si tratta di un esercizio di ginnastica dell’anima che un tempo veniva insegnato fin dalla tenera età. Serviva a renderti un po’ meno irresponsabile dei tuoi atti. Ma soprattutto a farti sentire parte di qualcosa di più ampio delle tue paturnie individuali. Parte di una comunità, di una nazione, del creato. Invece questo solipsismo menefreghista spacciato per libertà ci ha ridotti a un balletto isterico di particelle staccate, perse dietro le proprie rivendicazioni personali, ma incapaci di prendere anche solo in considerazione quelle del prossimo. Ciascuno sfoga la sua irrilevanza torturando i pesciolini che può. E ciascuno è a sua volta il pesciolino di qualcun altro.





 

Ricevuta via mail  


Appello a riflettere

La vita non é questione
di come sopravvivere alla tempesta,
ma di come danzare nella pioggia.

Era una mattinata movimentata,
quando un anziano gentiluomo
di un'ottantina di anni arrivò
per farsi rimuovere dei punti
da una ferita al pollice.
Disse che aveva molta fretta perché
aveva un appuntamento alle 9:00.
Rilevai la pressione e lo feci sedere, ben sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse medicarlo.
Lo vedevo guardare, continuamente,
il suo orologio e decisi, dal momento
che non avevo impegni con altri pazienti,
che mi sarei occupato io della ferita.
Ad un primo esame, la ferita sembrava
quasi guarita; andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e
rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse
un altro appuntamento medico,
dato che aveva tanta fretta.
L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla Casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della salute
e mi disse che Lei era affetta,
da tempo, dall' Alzheimer.
Gli chiesi se la moglie si preoccupasse
nel caso facesse un po' tardi.
Lui mi rispose che Lei non lo riconosceva
più, già da 5 anni. Fui sorpreso, e chiesi
“E va ancora ogni mattina
a trovarla, anche se non sa, chi é lei?”.
L'uomo sorrise e mi batté la mano
sulla spalla, dicendo: ''Lei non sa più
chi sono io, ma io so ancora,
perfettamente, chi é Lei per me”
Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore é l'accettazione
di tutto ciò che é, é stato e sarà.
Le persone più felici
non sono necessariamente
coloro che hanno il meglio di tutto,
ma coloro che traggono
il meglio da ciò che hanno.
La vita non é una questione di come sopravvivere alla tempesta,
ma di come danzare nella pioggia.



 









 



 

 



.