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la lavandaia
partiva con in testa il suo fagotto
di panni accatastati per colore
la fronte che grondava di sudore
era minuta, quanto un passerotto
Strade sterrate, viottoli in collina
c'è quiete nonostante la fatica
la compagnia di qualche buona amica
ed il sorriso dolce di bambina
L'acqua del fiume fredda per natura
i piedi scalzi, schizzi sulla gonna
l'inconsapevolezza d'esser donna
e spruzzi d'acqua nella scollatura
Tra i sassi pietra pomice, sapone
le mani screpolate dal lavoro
nessuna prospettiva nel futuro
e un sogno dentro un fiocco di cotone
Il tempo ch'è trascorso l'ha cambiata
non ha più sogni non ha più sorriso
le rughe di fatica lungo il viso
lo sguardo perso dietro la vetrata
Il tempo ormai passato l'ha fregata
chiusa dentro una vita di frontiera
non ha mai visto il mare in primavera
lei non è mai partita ne arrivata

siamo così distanti
siamo così distanti
che a volte non mi basta il tempo
insieme
e pesa troppo spesso la tua assenza
sospesa dentro un filo di cotone
Lo so che non c'è tempo nè ragione
e in fondo qualche volta può bastare
quel cielo azzurro che di tanto in tanto
vedo
Non è di certo colpa del destino
nè il senso della vita che s'inclina
e tanto meno è assenza dell'amore,
lo stesso che riporta la mia nave in
porto;
è solo che mi sta scappando il tempo
e poi, sfuggendo, ne resta poco per
ricominciare.

bisbiglia dietro i vetri inumiditi
Affondo dentro un mare di pensieri
l'inverno che non tarda ad arrivare
Bisbiglia dietro i vetri inumiditi
un vento che profuma già di neve
sfilaccia qualche ramo rinsecchito
e spazza via le nuvole distratte
M'accorgo che mi manca la tua voce
come di notte spegnendo la luce

Foxtrot
Ho visto aquiloni volare
sospesi in un cielo d'estate
e spuma leggera di mare
disciolta in un raggio di sole,
colori a distesa tra i prati
sfumati di viola lavanda
e opposto, al di la della strada,
il giallo dei miei girasoli.
Lontano, perduto nel vento,
la musica fuori dal tempo
finestra affacciata al cortile
e un disco di un vecchio Foxtrot

caffè bollente
caffè bollente sorseggiato piano
il sole nel mattino che s'affaccia
la nebbia sopra i tetti che svapora
e un giorno di salita all'orizzonte
Lontano, la città nel suo rumore
e quella voglia matta di sognare
che basti voltar pagina alla vita
per prender fiato, per ricominciare.
Seduta sotto l'ala del mattino
i gomiti appoggiati sul passato
sbadiglio come un gatto innamorato
e piano dentro al giorno m'incammino |